Ripresa del lavoro in Europa

Pubblicato il 5. aprile 2012 da Maria  |  Nessun commento »

Il dato peggiore del secolo, il più alto dalla metà anni Novanta. La disoccupazione nei Paesi dell’Unione Europea nel mese di febbraio è arrivato al 10,8%. Attualmente si trovano senza lavoro 24,5 milioni di cittadini europei. Questo dato fa riflettere e porta la Commissione Europea a dare una risposta rapida ed efficace per combattere il preoccupante andamento lavorativo in Europa. Il 18 aprile 2012 verrà discusso il documento della Commissione per intervenire efficacemente contro la mancanza del lavoro in Europa. L’obiettivo della Commissione è di dare un impiego a 17 milioni di cittadini europei nell’arco dei prossimi otto anni.

© carlosgardel - Fotolia

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Diversi sono gli argomenti previsti dall’atteso documento “Comunicazione per la ripresa del lavoro” dell’UE che sta apportando una serie di misure per favorire la ripresa dell’economia e dell’occupazione. Il primo punto, che il 18 aprile si discuterà sul tavolo dell’esecutivo UE, è il salario minimo garantito, che secondo i Commissari UE serve a prevenire il diffondersi della povertà tra i lavoratori. Un secondo punto è quello di incentivare la libera circolazione degli occupati sul mercato unico dell’Eurozona, quindi risolvere il problema del riconoscimento dei diplomi e della qualifiche nei diversi Paesi. In questo modo viene garantita a ogni cittadino europeo la possibilità di accedere ai concorsi pubblici. Inoltre la Commissione vuole puntare a sostenere in modo più diretto i settori lavorativi del futuro, come ad esempio la green economy, i servizi sociali e le comunicazioni.
Bruxelles comunica che servono regole meno rigide e una lotta contro la concorrenza selvaggia al ribasso per favorire la ripresa occupazionale in Europa. Il mercato unico non deve essere più solo un concetto, ma deve diventare realtà e quindi funzionare in modo efficace. L’obiettivo è che dal 2013 almeno un quarto delle qualifiche venga riconosciuto in tutta Europa.

Cultura, un bene dimenticato

Pubblicato il 15. marzo 2012 da Rebecca  |  Nessun commento »

La cultura come fonte di guadagno per il singolo Stato che vi investe rappresenta per tanti oggi in Europa una fonte di introiti sicura e crescente. Tranne che in Italia purtroppo. Nonostante il Belpaese sia un museo a cielo aperto e ben 40 dei siti protetti dell’Unesco si trovino da noi, l’impegno politico per favorire una crescita culturale in termini di creazioni originali, festival di cinema, di letteratura, posti di lavoro, esportazione è più che lacunosa.

© lapas77 - Fotolia

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Confrontando i dati con quelli degli altri Paesi europei fa rabbia pensare che la cultura italiana rappresenti appena lo 0,3% dell’export. La Germania di contro, pur spendendo le stesse cifre italiane in cultura, sport e ricreazione nel solo 2009 ha esportato i propri prodotti culturali per un valore di ben 4,2 miliardi di euro. Bene anche il Belgio con 884 milioni di euro e la Francia con 2,3 miliardi di euro. Molteplici le ragioni che ci piazzano agli ultimi posti della classifica insieme a Bulgaria, Romania, Ungheria e Finlandia, tra queste sicuramente la mancanza di un’azione congiunta e strategica atta a valorizzare le risorse culturali e a incentivarne di nuove.

Eurostat rileva che la media europea di coloro i quali lavorano nell’ambito culturale è dell’1,7% con il picco della Germania del 2,2% e un misero 1,1% dell’Italia. I numeri non migliorano neanche se consideriamo gli impiegati nelle case editrici: in Spagna sono 71mila, in Italia 89mila, mentre in Francia e in Germania sono, rispettivamente, 145mila e addirittura 413mila. Anche la quantità di artisti è diminuita in Italia, mentre è cresciuta in Francia e in Germania; gli stessi finanziamenti stanziati dal Programma Culturale Europeo ricevuti dall’Italia sono nettamente inferiori rispetto al numero di domande inviate, perché molte di queste non rispettavano i criteri di selezione imposti.

Si fa urgente quindi la necessità di rivedere in toto la nostra posizione nell’ambito culturale europeo e mondiale, dato anche il peso che da sempre il nostro Paese ha avuto nello sviluppo d’idee, tendenze, movimenti culturali nel corso dei secoli.

Il patrimonio culturale europeo

Pubblicato il 1. febbraio 2012 da Maria  |  Nessun commento »

L’Unione Europea con i suoi 27 paesi membri indipendenti e democratici va fiera della sua diversità culturale. Un importante obiettivo della UE rappresenta infatti la conservazione e promozione della diversità culturale come ad esempio nel campo della lingua, del teatro, della letteratura, del cinema, della danza, dell’arte, dell’architettura e dell’artigianato. Per questo motivo l’Unione Europea promuove diverse iniziative sostenendo l’industria culturale in diversi paesi. La cultura è un patrimonio comune che va rispettato, coltivato e preservato per continuare a renderla accessibile alle prossime generazioni. La diversità culturale non deve infatti rappresentare una barriera, bensì un arricchimento all’interno dell’Unione Europea.

© finecki - Fotolia

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In Europa le industrie della cultura e della creatività offrono occupazione a 8 milioni di persone e rappresentano una fonte cospicua di reddito. La commissione europea per la cultura sostiene i programmi a favore di alcune industrie culturali. Tra gli obiettivi della UE ci sono la riduzione di pastoie burocratiche, l’agevolazione dell’accesso ai finanziamenti, il sostegno di progetti di ricerca e la promozione di cooperazione con partner internazionali. La UE ricopre un ruolo fondamentale anche nell’ambito della politica regionale tentando di rilanciare la cultura e l’identità regionale come ad esempio tramite il finanziamento di scuole di musica e sale da concerti. L’Unione Europea ha contribuito al restauro del Teatro del Liceu di Barcellona e la Fenice di Venezia che erano stati danneggiati a seguito di un incendio avvenuto negli anni ’90.

Il programma attuale 2007-2013, con un finanziamento di 400 milioni di Euro, è destinato a sensibilizzare i cittadini sull’importanza del patrimonio culturale, sostenere gli operatori del settore culturale, facilitare la libera circolazione delle opere e dei prodotti locali e stimolare il dialogo tra le diverse culture all’interno dell’UE. Inoltre ogni anno vengono nominate due Capitali europee della cultura. Quest’anno sono state scelte Tallinn e Turku, due città che testimoniano la bellezza e il fascino della diversità culturale in Europa.

Mass media ellenici

Pubblicato il 20. gennaio 2012 da Rebecca  |  Nessun commento »

La pluralità dell’informazione rappresenta per qualsiasi Paese democratico una caratteristica insita nella sua stessa natura. Non un’opzione, ma un tratto peculiare la sua medesima struttura. Anche in Grecia fino allo scoppiare drammatico della crisi, il panorama dei mass media era piuttosto variegato con otto quotidiani giornalieri, otto testate sportive, sette televisioni private, tre pubbliche e oltre cento emittenti televisive locali, in più cinque radio nazionali, undici radio a livello regionale e oltre trecento locali. Uno scenario quindi ricco di punti di vista, voci anche contrastanti, possibilità d’informazione e di confronto.

© sborisov - Fotolia.com

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Oggi la realtà è ben diversa, a causa del pauroso calo di circa il 60 % delle entrate legate alla pubblicità. Le banche non sono in grado di erogare prestiti agevolati per sostenere il settore che si avvia inesorabilmente verso il tracollo. Non usa mezzi termini il presidente dell’associazione giornalisti di Atene, l’ESIEA, Dimitris Trimis, parlando chiaramente di decesso dell’intero settore. Centinaia tra giornalisti e operatori sono stati licenziati dalle emittenti radio televisive e dalle testate giornalistiche, pronte a dichiarare il fallimento per mancanza di fondi. Ha chiuso così il principale quotidiano conservatore “Apogevmatinì”, seguito dal principale esponente della sinistra ellenica “Eleftherotypia”. Sul fronte delle televisioni l’emittente privata “Alter” ha sospeso le trasmissioni, mentre tante altre ripiegano su vecchie serie tv per colmare un palinsesto zoppicante, per mancanza di pubblicità. La televisione pubblica “Ert” ha previsto intanto la chiusura di alcune sedi locali e di una delle tre reti.

Nonostante i comprensibili scioperi dei giornalisti la situazione è tutt’altro che semplice da risolvere in un Paese messo in ginocchio dalla crisi che, andando avanti così, vedrà i suoi cittadini privati anche del diritto all’informazione, uno dei caposaldi in un Paese civile.

Calo nel settore auto

Pubblicato il 19. gennaio 2012 da Rebecca  |  Nessun commento »

Il settore delle automobili continua a registrare preoccupanti flessioni nella vendita; è quanto emerge dai dati forniti dalla Acea, che precisa come nel Vecchio Continente le immatricolazioni nel mese di dicembre siano calate del 5,8% annuo e nel 2011 in generale si sia rilevato un calo dell’1,7%. La casa del Lingotto ha subito una pesante perdita del 12% addirittura, rispetto all’anno passato e passa dal 7,8% della sua quota di mercato al 7%.

Tra le case produttrici che chiudono con ottimi risultati al primo posto troviamo la Volkswagen, seguita a grande distanza dalla Ford. Volkswagen Golf e Volkswagen Polo le auto più vendute tra gli 8,16 milioni di veicoli commercializzati che fanno registrare alla casa produttrice un incremento del 14,3%. A differenza della Fiat, la casa di Wolfsburg chiude l’anno con un +19,1% di vetture vendute a dicembre, rispetto a quelle dell’anno passato.

© Rainer Plendl - Fotolia

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I mercati più proficui per la VW sono stati quelli cinesi e sud americani; in Cina si è registrato un incremento addirittura del 17,2% in più, mentre in Sud America del +5,1%. Positivi i risultati comunque anche sugli altri mercati; in America del Nord hanno chiuso con un + 21,4%, in Europa Occidentale, Germania esclusa, con un +7% e in Germania con +11,4%. Sul mercato asiatico in generale la VW vanta un soddisfacente +19,8%. La Russia si conferma come mercato di riferimento con 229.000 vetture vendute e anche in Europa Centrale e Orientale la VW chiude l’anno con il buon risultato del +29,4%.

Meno bene la Peugeot Citroen con il meno 18,5%, la General Motors con un meno 15% e la Renault con meno 14,3%, a confermare la tendenza generale che vede il settore auto molto provato dai postumi della crisi. Per il 2012 ci auguriamo che il trend positivo segnalato dalla VW possa interessare anche le altre case automobilistiche, per una piena ripresa dell’intero settore.

L’asse franco-tedesca

Pubblicato il 10. gennaio 2012 da Rebecca  |  Nessun commento »

 

© Pholio Agency - Fotolia

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Questo è un periodo molto difficile per l’Europa. Nel momento del bisogno, si dovrebbe rimanere uniti, invece l’Europa sembra dover affrontare un periodo storico in cui non solo c’è da tenere in piedi l’economia europea, ma si deciderà anche il futuro della stessa UE. Un compito non semplice da seguire a causa della inflessibilità di alcuni paesi.

Alcuni ringraziano la Germania per la potenza economica che rappresenta all’interno della UE, altri invece la disprezzano sentendosi sopraffatti dalla sua autorità e dalla sua forza politica.

I rapporti dei due paesi più grandi e importanti dell’Unione Europea non sembrano per niente soffrire della crisi che sta mettendo in ginocchio alcuni paesi del Vecchio Continente. Al contrario, il loro legame risulta sempre più stretto.

Le parole recenti di Sarkozy il 9 gennaio 2012 hanno fatto largamente discutere in Europa. La dichiarazione del Presidente francese che non c’è futuro dell’Europa nel caso ci fossero divergenze tra Germania e Francia, sicuramente non vengono accolte con entusiasmo dagli altri stati della UE che si sentono esclusi da una politica europea che decide anche per loro. Infatti, mentre le due prime economie europee trovano una loro intesa, il resto dell’Europa sembra sgretolarsi.

La Grecia e l’Ungheria si trovano in un periodo economico e politico molto precario e il futuro che si prevede per l’Italia non è sicuramente dei più rosei. Se infatti l’Europa non darà al nuovo governo Monti un ammorbidimento sui bilanci, l’Italia si vedrà costretta ad introdurre una nuova manovra da 40 miliardi di Euro. Si prevede un aumento preoccupante della disoccupazione in Italia.

Ci auguriamo che la Francia e la Germania non continuino a sfruttare una posizione di privilegio, ma che invece tengano conto dei valori e dei principi sui quali la Comunità Europea si basa, cioè una partecipazione e un benessere garantito per tutti i paesi.

Invecchiare in forma

Pubblicato il 30. dicembre 2011 da Maria  |  Nessun commento »

La sfida più grande dell’uomo è sempre stata la crescita di aspettativa di vita. Migliorare le possibilità di invecchiare restando in forma è uno dei desideri più grandi dell’intera umanità. Infatti la società si sta muovendo sempre più in quella direzione. Si sta verificando una vera e propria rivoluzione demografica. Nella società occidentale da una parte si riduce il tasso di natività e dall’altra cresce l’aspettativa di vita. L’Unione Europea dedica il 2012 all’invecchiamento attivo non trascurando il principio della solidarietà delle generazioni. L’obiettivo è quello di realizzare entro otto anni una società europea idonea a tutte le diverse fasce d’età. La nuova società dovrebbe permettere agli anziani di rimanere occupati fino a età avanzata ricoprendo un ruolo attivo all’interno della società.

© Alterfalter - Fotolia

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Di questo ed altro si occupa la AGE Plattform Europe, una piattaforma europea che coinvolge circa 165 organizzazioni dedicata ai 150 milioni di cittadini anziani nell’UE.  La AGE Plattform Europe ha presentato un manifesto con le dieci regole fondamentali per vivere più a lungo rimanendo attivi ed autonomi.
I dieci punti prevedono:
1. ottimismo: mantenere un atteggiamento positivo verso l’invecchiamento
2. mercato senza pregiudizi: un mercato del lavoro che permette a giovani e anziani la partecipazione al lavoro
3. ingresso libero: permettere a tutti di accedere a spazi esterni, edifici e trasporti
4. servizi adatti: beni e servizi che accettino le esigenze di tutti
5. inclusione digitale
6. partecipazione: diritto di voce agli anziani nel processo decisionale
7. rete sociale: volontariato, attività culturali e sportive aperto a tutti
8. apprendimento intergenerazionale
9. solidarietà: sitemi di protezione sociale per prevenire e diminuire la povertà
10. salute: garantire un buon stato fisico grazie alla prevenzione e all’attività fisica.

L’UE per l’ambiente

Pubblicato il 28. dicembre 2011 da Mattia  |  Nessun commento »

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Uno degli obiettivi di maggior importanza prefissato dall’UE è quello di proteggere il pianeta. I principali problemi che si riscontrano non solo in Europa ma in tutto il resto del mondo sono l’incremento delle temperature, il cambiamento dei modelli di precipitazione, lo scioglimento dei ghiacciai e infine l’innalzamento del livello del mare. Quello che traspare seguendo le notizie di attualità sono le catastrofi ambientali come la siccità e le inondazioni, più presenti che mai.
Oramai frenare completamente questo processo è probabilmente impossibile, ma rallentarlo é decisamente nostro compito. L’attività dell’uomo ha provocato un’accelerazione dei mutamenti climatici e sta all’uomo trovare delle soluzioni.
L’Unione Europea si sta impegnando attivamente per ridurre le emissioni di gas a effetto serra all’interno dei paesi membri e a indurre gli altri paesi a fare altrettanto. Inoltre sta sviluppando un progetto per affrontare al meglio l’impatto dei cambiamenti del clima mondiale.
Entro il 2020 l’UE si è prefissa degli obiettivi chiamati “20-20-20”. Essi sono finalizzati ad aumentare al 20% la quota di energie rinnovabili nel consumo europeo, diminuire il consumo di energia primaria del 20%, ridurre le emissioni di gas a effetto serra almeno del 20% rispetto al 1990.
Inoltre nella comunicazione “Una tabella di marcia verso un’economia competitiva a basse emissioni di carbonio nel 2050” la Commissione dell’UE ha proposto nuove soluzioni per diminuire le emissioni di gas serra dell’80-95% entro il 2050.
Sono soprattutto le industrie all’interno del Vecchio Continente a necessitare un aiuto per diminuire le emissioni dannose per l’ambiente. Infatti l’UE sta contribuendo alla graduale riduzione delle emissioni prodotte dalle industrie in modo efficiente ed allo stesso tempo economico.  È stato introdotto nel 2005 il sistema per lo scambio di emissioni dell’UE, quindi le imprese con un’elevata intensità di energia sono obbligate ogni anno a restituire un certo numero di quote di emissione per ogni tonnellata di CO2 emessa. Le industrie ricevono a costo zero una determinata quantità di quote, ma se ne necessitano altre, sono costrette a comprarle sul mercato di carbonio. Dal 2012 aderiranno anche le compagnie aeree al sistema.

La Tigre Celtica

Pubblicato il 27. dicembre 2011 da Rebecca  |  Nessun commento »

Forte di una storia e di una cultura millenaria, l’Irlanda attira turisti da tutto il mondo, affascinando grazie ai suoi scenari naturali e a tradizioni antiche. Da un punto di vista economico è sempre stata caratterizzata da momenti altalenanti, tra forti riprese e periodi di recessione. Recentemente ha allarmato la sua situazione economica, a rischio come quella di altre Nazioni europee. Nello specifico il problema irlandese riguarda il debito pubblico e il disavanzo creatosi con gli obiettivi europei. Nel novembre del 2010 il Governo aveva già avviato un piano nazionale per il recupero, tuttavia gli scenari attuali non sono dei più rosei e gli analisti correggono al ribasso le previsioni di crescita precedentemente fornite dal Governo.

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La maggior parte della ricchezza interna irlandese proviene dal suo settore terziario, che impiega il 60% dell’intera forza lavoro. Concorrenziali sono specialmente le diverse aziende che offrono servizi di call center; a differenza di Paesi in cui il costo della manodopera e la pressione fiscale sono relativamente bassi, in Irlanda si può contare anche su un personale che padroneggia alla perfezione la lingua inglese. Varie multinazionali estere si sono impiantate in Irlanda, facendo lievitare il peso specifico del settore industriale. Il settore agricolo continua a impiegare circa il 10% dei lavoratori.

Nella sua storia recente l’Irlanda ha conosciuto periodi di grande sviluppo, facendo registrare un boom economico senza pari subito dopo l’entrata nell’Unione Europea, avvenuta nel 1973 rallentando i flussi migratori verso il Nord America o verso il Regno Unito he avevno caratterizzato il secolo precedente. La recessione mondiale dei primi anni del 2000 ha segnato una brusca inversione di tendenza e ad oggi il debito pubblico irlandese è uno dei più a rischio nell’Eurozona.

Bandiera, inno e motto

Pubblicato il 22. dicembre 2011 da Rebecca  |  Nessun commento »

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L’Unione Europea, nata dalla CEE e infine istituita nel 1992, si serve di simboli. Vediamo di preciso di che simboli si trattano, da quale tradizione provengono e da quando esattamente fanno parte dell’Unione Europea.
Il primo simbolo che viene in mente pensando all’Europea è indubbiamente la bandiera  con le 12 stelle a 5 punte dorate disegnate a cerchio su uno sfondo blu. Le stelle rappresentano i valori sui quali si basa l’Unione: unità, solidarietà ed armonia tra gli stati membri e tra i cittadini che ne fanno parte. Il cerchio è simbolo di unità. Ma alcuni si chiederanno il motivo del numero delle stelle, dato che i paesi membri attualmente sono 27 e non 12. Inizialmente la bandiera venne adottata dal Consiglio d’Europa nel 1955 rappresentando l’intera Europa geografica. Il numero 12 fu scelto come simbolo di perfezione e completezza, mentre il blu raffigurava il cielo ponentino scuro dell’Occidente (in contrasto con quello più luminose dell’Oriente). Nel 1983 il Parlamento europeo adottò la bandiera e due anni dopo i leader dei paesi membri ne fecero l’emblema ufficiale dell’UE.
L’UE possiede anche un inno, l’Inno alla Gioia, scritto da Friedrich Schiller nel 1785. La melodia fu composta da Ludwig van Beethoven nel 1823. L’inno descrive l’Europa come continente caratterizzato da un forte legame di fratellanza fra gli uomini. Nel 1972 il Consiglio d’Europa ha scelto l’Inno alla Gioia come proprio inno ed infine è stato adottato nel 1985 dai capi degli stati membri. L’inno europeo non vuole sostituire gli inni nazionali, bensì esprimere e celebrare i valori che tutti gli stati dell’UE condividono.
“Uniti nella diversità” rappresenta il motto dell’UE. Esso simboleggia l’intenzione costante degli europei ad operare insieme a favore della pace e della prosperità. Al tempo stesso viene sottolineato la diversità di culture all’interno del Vecchio Continente che non rappresenta una barriera, ma una ricchezza.